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Nuova disciplina di fatturazione - Decreto "Salva Infrazioni" e Legge di Stabilità 2013

Categoria: Ambito Contabile, Amministrativo e Fiscale Pubblicato: Lunedì, 25 Marzo 2013 Scritto da Donato Troia

 

In base al nuovo art. 21, comma 2 del “Decreto Iva”, debbono necessariamente figurare sul documento i seguenti dati:

  • Data di emissione;
  • Numero progressivo che identifichi la fattura in modo univoco;
  • Ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
  • Numero di partita IVA del soggetto cedente o prestatore;
  • Ditta , denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
  • Numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente ovvero, in caso di soggetto passivo UE, numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato di stabilimento; nel caso in cui, invece, il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione, va indicato il suo codice fiscale;
  • Natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione;
  • Corrispettivi ed altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono ex art. 15, comma 1, n. 2) del decreto IVA;
  • Corrispettivi relativi agli altri beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;
  • Aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di euro;
  • Data della prima immatricolazione o iscrizione in pubblici registri e numero dei chilometri percorsi, delle ore navigate o delle ore volate, se trattasi di cessioni UE di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 38, comma 4, del D.L. n. 331/1993;
  • Annotazione che la fattura è emessa, per conto del cedente o del prestatore, dal cessionario o committente ovvero da un terzo.

Tra le varie modifiche apportate dal D.L. 216 sono presenti anche variazioni delle annotazioni standard da riportare in fattura in caso di tipologia di operazione senza IVA. La seguente tabella sintetizza le nuove annotazioni standard:

Tipologia di operazione senza IVA

Annotazione standard da riportare in fattura

-          Cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, non soggette ad IVA (ex art. 7-bis, comma 1, D.P.R. n. 633/1972);

-          Cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate fuori dall’UE

“operazione non soggetta”

-          Operazioni soggette al reverse charge interno (art. 17, commi 5 e 6, D.P.R. n. 633/1972);

-          Cessioni ex art. 75, commi 7 e 8, D.P.R. n. 633/1972;

-          Cessioni di beni e prestazioni di servizi (diverse da quelle di cui all’art. 10, n. da 1) a 4) e 9) del D.P.R. n. 633/1972), territorialmente non rilevanti, effettuate nei confronti di un soggetto passivo debitore d’imposta in un altro Paese UE.

“inversione contabile”

-          Operazioni non imponibile ex. Art. 8, 8-bis, 9 e 38-quater, D.P.R. n. 633/1972;

-          Cession intracomunitarie di beni ex art. 41 del D.L. n. 331/ 1993.

“operazione non imponibile”

Operazioni esenti ex art. 10, escluse quelle di cui al n. 6)

“operazione esente”

Operazioni sottoposte a regime speciale del margine ex D.L. n. 41/1995

“regime del margine”, specificando se si tratta di beni usati, oggetti d’arte o oggetti di antiquariato o da collezione

Operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo, soggette al regime del margine ex art. 74-ter del D.P.R. n. 633/1972

“regime del margine - agenzie di viaggio”

Fatture emesse dall’acquirente/committente in virtù di un obbligo proprio

“autofatturazione”

 

Per quanto riguarda la numerazione delle fatture, come già detto la nuova normativa non prevede più l’obbligo di numerazione progressiva per ciascun anno solare. Le nuove disposizioni, riformulate dal nuovo art. 21, comma 2 del D.P.R. n. 633/1972, la fattura non dovrà più essere datata e numerata in ordine progressivo per anno solare, ma dovrà contenere come indicazione un numero progressivo che la identifichi in modo univoco.

Da qui due possibili soluzioni operative indicate dall’Agenzia delle Entrate nella ris. N. 1/E del 2013:

Numerazione progressiva senza azzeramento a inizio anno

Si può iniziare dal 2013 con la numerazione progressiva partendo da 1, senza alcun ulteriore elemento distintivo, proseguendo con la numerazione anche negli anni successivi, senza azzeramento della stessa all’inizio di ciascun anno;

in alternativa, si può proseguire nel 2013 con la numerazione del 2012.

“Vecchia regola”

È possibile continuare ad adottare, ove più agevole, la numerazione progressiva nell’ambito di ciascun anno, eventualmente inserendo nel numero della fattura l’anno di emissione della stessa (es. fattura n. 1/2013, 2/2013, …)

 

Obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali

In ultimo, il comma 6-bis del nuovo art. 21 del decreto Iva si occupa anche dell’ampliamento dell’area delle operazioni soggette all’obbligo di emissione della fattura. In base a quest’ultima modifica della normativa, il soggetto passivo stabilito in Italia è obbligato ad emettere la fattura anche per le operazioni territorialmente non rilevanti in Italia ai sensi degli art. da 7 a 7-septies del suddetto decreto:

  • quando la cessione di beni o la presentazione di servizi (diversa da quelle di cui all’art. 10, n. da 1) a 4) e 9) del D.P.R. n. 633/1972) è effettuata nei confronti di un soggetto passivo debitore dell’imposta in un altro Paese UE e perciò tenuto al suo assolvimento secondo il meccanismo del reverse charge (indicare nella fattura emessa la dicitura “reverse charge” o “inversione contabile”);
  • in ogni caso, ovvero a prescindere dallo status e dal luogo di stabilimento del cliente, quando l’operazione si considera effettuata fuori dal territorio dell’UE (indicare nella fattura emessa la dicitura “operazione non soggetta”).

La nuova normativa, quindi, estende la previgente disciplina, che indicava come sole operazioni extraterritoriali soggette a fatturazione le cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale nonché le prestazioni di servizi cosiddette “generiche” rese nei confronti di soggetti passivi stabiliti in altri Paesi UE.

Le operazioni sopra indicate, ancorché non rilevanti territorialmente in Italia, concorrono comunque a formare il volume d’affari dell’attività, cosa che può evidentemente avere dei riflessi negativi per il contribuente, nella misura in cui l’incremento di detto volume derivante dall’applicazione della normativa in analisi impedisca l’accesso o la permanenza in regimi agevolati opzionali, la cui applicabilità è soggetta al non superamento di un certo limite di volume d’affari nell’anno solare.

Gli effetti negativi che le disposizioni avrebbero potuto avere per gli esportatori abituali, invece, sono stati neutralizzati attraverso una modifica dell’art. 1, comma 1, lett. a) del D.L. n. 746/1983, secondo cui è espressamente stabilito che le operazioni ex art. 21, comma 6-bis del D.P.R. n. 633/1972 – le quali non generano plafond per l’acquisto di beni e servizi in sospensione d’imposta – non devono essere considerate ai fini della determinazione del volume d’affari da indicare a denominatore della frazione rilevante per determinare lo status di esportatore abituale.

Si resta a disposizione per ogni chiarimento del caso.